L’appetito per i festival… Vien mangiando

L’appetito per i festival… Vien mangiando

 

In un paese che da qualche anno è letteralmente impazzito per tutto quello che gira intorno al mondo della gastronomia e del cibo, non deve sorprendere che leccornie e foodie siano diventati interessanti anche per chi organizza festival. Dopotutto si tratta dell’evoluzione 2.0 dell’antico concetto di sagra – niente di più, niente di meno. E se quelle continuano a esistere e resistere in nome del mantenimento di antiche (per lo più) tradizioni culinarie, c’è spazio anche per il secondo tipo di eventi, più moderni e vicini ai gusti (in ogni senso!) dei nuovi consumatori.

Come nel caso dei festival dedicati ai libri dei quali abbiamo parlato altrove su questo sito, i festival dedicati al cibo sono tanti, a migliaia. Impossibile citarli tutti. Ad avere maggior visibilità in questo momento sono quelli destinati agli adoratori del cibo da strada o da camion, ed è prevedibile che sia così. I “food truck” vanno molto di moda, oltreoceano come da noi, e un appuntamento che li mette al centro è logisticamente meno complesso da organizzare piuttosto che allestire decine di cucine professionali diverse e personalizzate secondo i desideri degli chef (ma succede anche questo: si veda Taste of Rome, l’evento che si svolge ogni autunno a Roma).

Fra i più importanti progetti legati al mondo del cibo da asporto vanno segnalati almeno Streeat Food Truck Festival, il Food Truck Fest o il Mangia Street Food Festival. Rispetto ai festival tradizionalmente intesi, qualunque sia la forma d’arte alla quale sono dedicati, tutte queste kermesse, e in generale la maggior parte di quelle esistenti in questo ambito, sono itineranti. Streeat, per esempio, ha preso il via alla Fabbrica del Vapore di Milano, mentre il Food Truck Fest prende le mosse da Roma. Dopo il lancio, questi network vanno in giro per tutta Italia, legandosi agli eventi locali e sincronizzando il proprio calendario in maniera da approfittare della stagionalità delle materie prime delle quali fanno uso.

E anche se usano l’inglese come lingua franca per descrivere la loro attività, i cuochi dietro queste cucine su quattro ruote sono tutt’altro che esterofili: anzi, spesso sfruttano la nuova moda dei furgoncini gourmet per riproporre classici della tradizione italiana, rivisitati e non, insieme a piatti dimenticati della nostra cucina povera. Una bella idea, modernizzata.